Tantissime definizione per il vetro.
Tra le tante c'è quella che lo considera un liquido metastabile cioè sottoraffredamento.
Si sa che, quando un solido allo stato fuso viene raffredato, il suo volume diminuisce progressivamente sino alla temperatura di solidificazione.
A questo si completa un processo di riorganizzazione strutturale che attraverso diverse trasormazioni, si conclude nella creazione di una struttura ordinata e geometricamente ben definita.
Il raffreddamento moderato porta alla creazione anche della struttura cristallina.
Le molecole che compogono il vetro non hanno la mobilità sufficiente per realizzare qugli spostamenti necessari al raggiungimento della configurazione cristallina e danno c osì origini allo stato metastabile intermedio detto appunto vetroso.
La silice è presente in natura sia sottoforma vetrosa oppure sotto forma cristallina per esempio la cristobalite, il quarzo e il tridimite.
Proprietà del vetro:
Il vetro ha una densità pari a 2,5 che corrisponde ad una massa di 2,5 kg per ogni m2 e per ogni mm di spessore.
Ha un'elevatissima resisitenza alla compressione (1000 N/mm2 = 1000 MPa) e questo vuol dire che, per rompere un cubo di vetro di 1 cm di lato, occorre un carico dell'ordine di 10 tonnellate.
Pe quanto riguarda la resistenza alla flessione il suo valore è elevatissimo. Per eempio l'altissimo valore alla resistenza di flessione del vetro temprto è dovuto al fatto che il processo di tempra ha l'effetto di mettere le facce della lastra trattata in condizioni di forte compressione.
Un'altra caratteristica del vetro è la sua etrema elasticità, non presentando mai deformazioni permanenti. Quando, però, è sottoposto ad un carico crescente a flessioni si rompe senza alcun segno di preavviso
Il vetro ha una scarsissima conduttività termica e il riscaldamento o il raffreddamento parziale di una vetrata possono determinare sollecitazioni che portqno a rotture termiche
Impiego del vetro:
Nel settore alimentare vengono impiegati contenitori stampati in vetro sodico-calcico, mentre nel settore farmaceutico viene spesso utilizzato unn vetro di stabilità chimica superiore per iniettabili o bevibili. Viene utilizzato il vetro borosilicato di elevata resistenza chimica, noto anche con il termine "vetro neutro".
Ovviamente, in base alla tipologia dimedicinale da mcontenere, cambia a cnhe la composizione del vetro del contenitore che deve contenere questi medicinali liquidi.
Da un punto di vista chimico-fisico il vetro è un solido amorfo o liquido ad alta viscosità, che viene prodotto dal rapido raffreddamento di materiale siliceo allo stato fuso. Un esempio si ha versando dello zucchero da tavola fuso su una superficie fredda: il risultato è la formazione di un solido amorfo, con fratturazione di tipo concoide, privo di struttura cristallina (come aveva invece lo zucchero inizialmente). Al contrario di come può sembrare, il vetro non è un solido, bensì un fluido molto viscoso i cui legami intermolecolari e gli attriti interni ne mantengono inalterata la forma per un tempo lunghissimo. Questo è dimostrato da un punto di vista termodinamico dal fatto che per rendere il vetro malleabile è necessario fornire una quantità di calore (aumentando la temperatura) molto minore di quella che sarebbe teoricamente necessaria per effettuare una transizione di fase. Inoltre se il vetro fosse solido, durante la sua liquefazione la sua temperatura dovrebbe rimanere costante (come per tutte le transizioni di fase, in cui si ha scambio di calore latente), mentre in realtà si osserva sperimentalmente un aumento di temperatura (ovvero uno scambio di calore sensibile).
Comunemente con il termine vetro si intende in particolare il vetro siliceo, utilizzato ad esempio nella costruzione degli edifici, come contenitore o nella manifattura di elementi decorativi.
In forma pura, il vetro è trasparente, duro, pressoché inerte dal punto di vista chimico e biologico, e presenta una superficie molto liscia. Queste caratteristiche ne fanno un materiale utilizzato in molti settori; allo stesso tempo il vetro è fragile e tende a rompersi in frammenti taglienti. Questi svantaggi possono essere ovviati (in parte o interamente) con l'aggiunta di altri elementi chimici o per mezzo di trattamenti termici.
Il vetro comune è costituito quasi esclusivamente da diossido di silicio (SiO2) (chiamato anche silice, gli stessi componenti della forma cristallina più comune che è il quarzo e cioè atomi di silicio e di ossigeno) e dalla sua forma policristallina, la sabbia. In forma pura, la silice ha un punto di fusione di circa 2000 °C ma spesso durante la produzione del vetro vengono aggiunte altre sostanze per abbassare questa temperatura. Una di queste è la soda (carbonato di sodio Na2CO3) oppure la potassa (carbonato di potassio) che abbassano il punto di fusione a circa 1000 °C. Poiché la presenza di soda rende il vetro solubile in acqua (caratteristica certo non desiderabile), viene aggiunta anche calce (ossido di calcio, CaO) per ripristinare l'insolubilità.
Caratteristiche generali del vetro
La trasparenza è dovuta all'assenza di stati di transizione elettronici nell'intervallo energetico della luce visibile e al fatto che il vetro è omogeneo a tutte le scale di grandezza superiori alla lunghezza d'onda della luce; le disomogeneità provocherebbero infatti dispersione dei raggi luminosi e quindi un'immagine "sbiadita".
Il vetro comune non è invece trasparente alle lunghezze d'onda minori di 400 nm (ovvero il campo ultravioletto), a causa dell'aggiunta della soda. La silice pura (come il quarzo puro, piuttosto costosa) non assorbe infatti gli ultravioletti e viene perciò impiegata nei settori dove occorre questa caratteristica.
Il vetro può essere prodotto in forma così pura da permettere il passaggio della luce nella regione dell'infrarosso per centinaia di chilometri nelle fibre ottiche.
Aggiunte di elementi chimici nei vetri
Si è già accennato all'aggiunta di soda o potassa per abbassare il punto di fusione del vetro ad un livello accettabile, ma altre sostanze possono essere aggiunte per ottenere diverse proprietà.
Il vetro al piombo, noto anche come cristallo o vetro Flint, si ottiene aggiungendo ossido di piombo (PbO) ed ha un indice di rifrazione maggiore di quello del vetro comune, con l'effetto di apparire più brillante.
Aggiunte di sali di bario aumentano ugualmente l'indice di rifrazione del vetro mentre aggiunte di ossido di torio producono un elevatissimo indice di rifrazione ed i vetri così ottenuti sono usati per produrre lenti di alta qualità.
Il boro è aggiunto per migliorare le caratteristiche termiche ed elettriche, come nel caso del vetro Pyrex.
L'aggiunta di alte quantità di ferro provoca l'assorbimento della radiazione infrarossa, come nei filtri per l'assorbimento di calore nei proiettori cinematografici. Con il cerio si ottiene un forte assorbimento delle radiazioni ultraviolette, ottenendo vetri in grado di offrire protezione dalla radiazioni ultraviolette ionizzanti.
Metalli e ossidi metallici vengono aggiunti nella produzione del vetro per dare o alterare il colore. Il manganese in piccole quantità neutralizza il verde causato dalla presenza di ferro, mentre in quantità elevate dà il colore ametista. Similmente il selenio in piccole dosi è usato per decolorare, mentre in quantità elevate dona colore rosso. Piccole concentrazioni di cobalto (0,025-0,1%) danno colore blu. Ossido di stagno con ossidi di arsenico e antimonio danno un vetro bianco opaco, usato nei laboratori di Venezia per imitare la porcellana.
Aggiunte dal 2 al 3% di ossido di rame producono un colore turchese, mentre il rame metallico dà un rosso opaco, e viene impiegato come surrogato del rubino rosso. Il nichel, dipendentemente dalla concentrazione, induce blu, violetto o anche nero. L'aggiunta di titanio dà un vetro giallo-marrone. L'oro in concentrazioni minime (0,001%) produce un vivace colore rosso rubino, mentre una quantità ancora minore dà sfumature meno intense di rosso, commercializzate con il nome di "vetro cranberry" (lampone).
L'uranio (0,1-2%) può essere aggiunto per dare un colore giallo o verde fluorescente. Il vetro all'uranio solitamente non è sufficientemente radioattivo da essere pericoloso ma, se polverizzato (per esempio mediante lucidatura con carta vetrata) ed inalato, può essere cancerogeno. I composti dell'argento, in particolare il nitrato, producono una gamma di colorazioni comprese tra il rosso arancio ed il giallo.
Il modo in cui la pasta vetrosa è scaldata e raffreddata influisce molto sul colore generato da questi elementi, secondo meccanismi chimico-fisici non del tutto compresi. Periodicamente vengono scoperte nuove colorazioni per il vetro. Il vetro è prodotto a volte anche dal magma vulcanico, e prende il nome di ossidiana. Questo materiale è usato da lungo tempo per fabbricare affilati coltelli. In alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti, la raccolta di ossidiana in alcuni luoghi è proibita dalla legge.
Il vetro ha eccezionali caratteristiche intrinseche: compattezza, trasparenza, totale inerzia chimica e biologica, inalterabilità nel tempo, impermeabilità ai liquidi ai vapori, ai microrganismi, ai gas, trasparenza, sterilizzabilità e perfetta compatibilità ecologica.
Il vetro è interamente composto da sostanze naturali, ottenuto per fusione ad altissime temperature misclando materie prime tra le quali sabbia e silice.
Quando viene modellato a caldo può assumere qualsivogla forma dalle caratteristiche chimiche e fisiche totalmente differenti da quelle delle materie prime utilizzate per la sua produzione.
Le materie prime utilizzate per la sua composizione sono sabbia, carbonato di sodio, carbonato di calcio e solfato sodico.
Queste materie prime, se di opportuna purezza, consentono di ottenere vetro trasparente incolore: vengono aggiunte piccole quantità di sostanze coloranti, ad esempio ossidi di ferro e cromo per il verde, composti di zolfo per il giallo-bruno, di cobalto per il blu, consentono di ottenere vetri di colorazione diversa e della tonalità desiderata.
- La sabbia è la materia prima vetrificante per eccelelnza, apporta sicile che è in grado di realizzare il reticolo a carattere amorfo che caratterizza la struttura vetrosa.
Presente in proporzioni diverse in base ai diversi tipi di vetro,la sua proporzione si aggira intorno al 70-74% nei vetri considerati e definiti industriali.
- L'ossido di sodio è utilizzato come fondente cioè come sostanza coadiuvante il processo di fusione, in proporzioni che variano dal 13 al 16% per i vetri contenitori e circa il 20% per il vetro artistico.
Questo elemento è indispenzabile per assicurare la fusibilità del fuso e per la modifica delle proprietà cioè la densità, la resistenza chimica e la dilatazione.
Qundi un vetro che contiene più sodio ha un intervallo maggiore di lavorabilità.
Per questo un vetro artistico ha più percentuale di questo elemento mentre un vetro ad utilizzo industriale ne presenta una percentuale minore.
L'intervallo di lavorabilità maggiore porta ad un'aumento crescente della viscosità del vetro.
- Il carbonato di calcio è utilizzato perchè serve ad introdurre nel vetro l'ssido di calcio (CaO): uno stabilizzante che contribuisce a rendere la struttura vetrosa alterabile rispetto a quella che si otterrebbe utilizzando composizioni costitutite prevalentemente di silice e ossido di sodio.
Questo elemento rende i vetri più stabili sia meccanicamente che chimicamente ed influisce anche sulla viscosità del fuso, accorgiando così l'intervallo di lavorazione.
- Il solfato sodico è una materia prima "affinante": facilita l'espulsione dal fuso delle bolle gassose generate dalla decomposizione della miscela.
Questo elemento migliora anche l'omogeneità del vetro.
Altre materie prime
Tra le materie prime impiegate per la produzione di vetro deve essere segnalato anche il rottame di vetro.
Il rottame di vetro, depurato da ogni elemento estraneo, può essere immesso nel ciclo produttivo in percentuale variabile sino al 90%.
Questo perchè la materia prima in questione consente di risparmiare energia e di utrilizzare altre materie prime. In prima approssimazione, una tonnellata di rottame di vetro sostituisce 1,2 tonnellate di miscela vetrificabile e consente un risparmio energetico equivalente a 100 kg di olio combustibile.
Il vetro è oggi destinato ad una gamma vastissima di applicazioni sia di uso industriale che domestico.
Vi sono impieghi più "visibili" e familiari come contenitore per alimenti, cosmetici e farmaci, bevande, lastre per finestre, arredamenti per la casa,
Altri invece destinati a tecnologie molto sofisticate, quali ad esempio fibre ottiche, nella chirurgia mini invasiva, nelle telecomunicazioni, nella diagnostica per immagini, fino ai vetri speciali che equipaggiano i veicoli spaziali.
Per la lavorazione del vetro ci sono diverse tecniche, che sono state migliorate nel tempo per utilizzare al massimo elemento.
Tra le tecniche più utilizzate, anche se da tempo abbandonate, ritroviamo quella "dei dischi" e quella "del cilindro".
Nella tecnica a disci si soffiava una sfera attaccandola poi ad un puntello.
La posizione era opposta alla canna da soffio. Quando veniva staccata la sfera veniva aperta un pò alla vota a partire dal fotro che il puntello aveva lasciato.
Riscaldata intensamente e lasciata girare rapidamente questa si apriva rendendola malleabile per tutti i tipi di forme.
Questa tecnica nn è più utilizzata per la lavorazione e la produzione del vetro, se non per piatti ciotole e dischi policromi delle vetrate con elementi in piombo
La tecnica del cilindro, invece, prevedeva la produzione del vetro in una forma cilidrica sotto forma di pasta, tramite le rotazioni e le soffiature. Freddo, poi, la pasta veniva tagliata longitudinalmente. In forno tendeva ad appiattirsi e ad aprirsi come una grande lastra che veniva ricotta successivamente. Questa lastra aveva due superfifi diverse: una superficie lucida e una scabra stando a contatto con il piano del forno
Altre tecniche furono messe a punto per la produzione del vetro.
Ricordiamo la laminazione, la colatura e la tiratura delle lastre.
Con la laminazione venivano eleiminate tutte le imperfezione della superficie delle lastre nella produzione del vetro. Questa pulizia veniva fatta con un sitema abrasivo, con la molatura e la lucidatura.
Tale procedimento era molto lungo e difficile, tant'è che fu sostituito con la tecnica di laminazione della massa fusa, mediante un crogiolo che colava la massa fusa tra due cilindri raffreddati.
Tale tecnica si deve a Bicheroux. La lastra laminata viene appoggiata su lastroni di ferro che stanno sotto ai cilindri e si raffredda per essere tagliata e ripassata nel forno. Tale tecnica fu utilizza in epoca industriale perchè le minime irregoalrità dello spessore delle lastre risultavano minime ma comunque molto economiche.
La tecnica della colatura per la produzione del vetro prevedeva il passaggio del vetro allo stato pastoso su una lastra di ferro sulla quale si faceva scorrere un un rullo fissato con rotaie che garantiva una uniforme e rapida distribuzione nello stampo. La tecnica produceva lastre in vero molto grandi ma di elevato spessore
La tiratura delle lastre per la lavorazione e la produzione del vetro è una tecnica che viene effettuata in due modi differenti aseconda se viee utilizzato il metodo di Fourcault oppure Colburn, i due inventori.
- Il procedimento Fourcault risultava molto economico a causa della manodopera limitata e per il basso consumo di energia. Il procedimento evitava il restringimento del nastro nella fase di trazione e di sollevamento per mezo di un asta di presa.
- Nel procedimento Colburn il vetro è tirato verticalmente dalla sua fusione e i margini vengono fatti scorrere fra piccoli rulli girevoli, per impedire il restringimento della larghezza della lastra, disposti orizzontalmente, che hanno una velocità inferiore a quella di sollevamento del nastro: non agiscono quindi come traino, ma da freno.
Nella lavorazione del vetro, bisogna considerare che il vetro è un elemento che non presenta un punto di fusione netto.
Si lavora, quindi, in un intervallo di temperatura in cui esso è allo stato plastico.
I limiti di tale intervallo, oscillano tra picchi massimi detti "punti di aggregazione", in cui la temperatura è di 1100 °C circa, e livelli minimi, detti "punti di trasformazione", in cui la temperatura si aggira intorno a 800 °C.
La lavorazione del vetro si articolano in quattro fasi: fusione, formatura, ricottura e finitura.
La Fusione è la fase iniziale.
Durante questo primo procedimento di lavorazione, la carica, formata da componenti diversi tra loro, viene polverizzata e mescolata a rottami di vetro che agiscono da fondente. In questa fase si verificano:
- l'eliminazione dell'acqua presente nei componenti di partenza
- la dissociazione dei carbonati e dei solfati con sviluppo di anidride carbonica o solforosa
- la formazione di una massa fusa il più possibile omogenea.
L'Affinaggio o affinazione.
E' la fase di lavorazione del vetro in cui la massa fusa viene privata di tutte le bollicine di gas presente, che potrebbero dare origine a difetti nei manufatti preparati.
Si assiste alla deposizione sul fondo del forno delle parti non fuse e all'arrivo in superficie delle bolle di gas formatesi durante la fusione.
Queste bolle sono originate dalla decomposizione dei carbonati e dei solfati iniziali in ossidi e anidride carbonica o solforica.
L'affinazione viene realizzata aggiungendo alla massa fusa piccole percentuali di agenti affinati che facilitano l'operazione, perchè fanno aumentare il volume delle bolle e ne provocano l'espulsione, oppure permettono la diminuzione della solubilità dei gas nel vetro.
Portata a termine questa fase, il vetro assume forma di una massa avente in tutti i punti uguale composizione chimica e le medesime proprietà fisiche.
A questo punto si può operare una decolorazione del vetro attraverso tramite l'ossidazione di sali di ferro.
Questa fase si conclude con la fase di riposo o di condizionamento.
La massa fusa viene raffreddata gradualmente fino alla temperatura di foggiatura o di formatura.
La formatura.
Eseguita in diverse modalità quando il vetro è ancora fluido e altamente viscoso tale da poter essere lavorato e da conservare la forma impartita, senza alterazioni.
Le diverse tecniche possono essere definite in questo modo:
colata, stampaggio e soffiatura
- Nella colata e nello stampaggio gli stampi sono riempiti tramite gravità ed eventuale rotazione centrifuga attorno all'asse di rivoluzione, in modo da agevolare l'adesione della massa vetrosa allo stampo.
- Nella soffiatura la realizzazione della forma si realizza a bocca oppure con degli ugelli che immettono nell'impasto aria compressa. Utilizzata nella creazione di pezzi d'arte o per i vetri destinati ai laboratori.
Lo stampaggio avviene attraverso la compressione oppure attraverso la soffiatura.
- In quello per compressione la lavorazione dei prodotti avviene attraverso l'immissione nel vetro fuso in un stampo all'interno del quale penetra un pistone che fa aderire il vetro allo stampo stesso.
- Nella soffiatura l'insufflazione d'aria sostituisce il pistone.
La laminazione è utilizzato per la lavorazione del vetro piano. Il vetro fuso scorre attraverso rulli di acciaio raffreddati dando luogo ad un nastro continuo di larghezza non superiore ai 4 metri e dello spessore di 1 mm
La ricottura
Consiste in un riscaldamento del vetro fino alla temperatura superiore di ricottura.
Serve ad eliminare le torsioni che si generano durante la formatura. E' una fase essenziale per eliminare le tensioni interne formatesi per irregolarità di riscaldamento o raffreddamento.
Dopo aver raggiunto la temperatura dovuta, l'oggetto viene mantenuto in tale stato per un periodo necessario ad assicurare il raggiungimento dell'uniformità termica in ogni suo punto; quindi viene raffreddato fino ad una temperatura inferiore di 50 °C a quella di ricottura, ed infine viene portato rapidamente a temperatura ambiente per completare la lavorazione
La finitura
Questa fase di lavorazione del vetro può essere:
- Meccaniche: pulitura, molatura, smerigliatura, intaglio.
- Chimiche: opacificazione ottenuta tramite acido fluoridrico.
- Termiche: fusione locale per incollaggio di più parti, ricottura, tempra.
La tempra, è una fase in cui l'impasto vitreo viene bruscamente raffreddato con getti di aria fredda, acquisendo un'alta resistenza meccanica superficiale.
La tecnica determina la creazione di tensioni permanenti di compressione sulla superficie del vetro, bilanciate all'interno da equivalenti tensioni di trazione.
La tempra è effettuata in impianti costituiti da un forno nel quale si ha una variazione di temperatura da +3 °C a -3° C, così che la resistenza meccanica del vetro alla trazione, all'urto ed allo sbalzo termico, viene aumentata da 3 a 5 volte.
La tempra chimica consente la produzione di vetri con proprietà di resistenza alla flessione fino a 7000 kgp /cm2.
Dal punto di vista termico, la lavorazione del vetro si articola nelle seguenti fasi:
- Innalzamento termico progressivo fino ad arrivare alla fase della fusione.
- Fase di fusione: a 1500 °C.
- 1° fase di affinaggio: a 1300 °C.
- 2° fase di affinaggio: a 1200 °C.
- Fase di formatura per colata: tra 1100 e 1000 °C.
- Fase di formatura per soffiatura e pressatura: inferiore ai 1000 °C.
Le tecniche per la lavorazione artistica del vetro sono diverse, nate nel tempo e sempre in continua evoluzione.
Quelle più utilizzate nella lavorazione del vetro possiamo certamente annoverare:
- La lavorazione a filigrana vede la nascita in epoca renascimentale, nella bottega muranese di Bernardo e Filippo Serena. Infatti uno dei primi documenti in cui è registrato il procedimento per questa tecnicha di lavorazione artistica, risale al 1527. Viene definita anche lavorazione a retortoli".
La tecnica prevede l'uso di vetro trasparente con l'inclusione di canne vitree opache solitamente di vetro lattimo o colorato.
A differernza della lavorazione "a murrina" le canne sono usate per l'intera lunghezza dell'oggetto.
Come prima operzione si procede alla preparazione di canne sottili di vetro che contengono spirali e fili in lattimo semplici oppure intrecciati.
Questi segmenti sono disposti, poi, su una pietra, scaldati e raccolti intorno ad una massa di vetro cristallino leggermente soffiata.
La massa è fatta rotolare sulla pietra in modo che le canne possano essere inglobate nel vetro.
Preparato il bolo si può passare alla soffiatura libera oppure a stampo.
Il vetro inizia ad assottigliarsi e la trama filigranata diventa sempre più leggera e delicata.
- Lavorazione con metalli preziosi: con questa tecnica di lavorazione, i vetri vengono decorati a mano tramite l'utilizzo di pennelli di martora intrisi di oro o argento.
I decoratori ripercorrono il motivo disegnato in precedenza.
Per fissare l'oro poi, si prosegue con una ricottura ad elevatissime temperature.
Fase successiva è la colorazione.
Questa viene effettuata attraverso la serigrafia,una tecnica di applicazione di colore permanente sulla superficie del vetro tramite l'utilizzo di stampi in tessuto di seta.
Il vetro viene trattato con colori ceramici e quindi sottoposto a trattamenti termici, come la tempera e la curvatura, che rendono indelebile la colorazione.
- Lavorazione a murrine: detta anche "millefiori" è nata ad alessandria d'Egitto nel primo secolo a.c.
verrà importata nelle vetrerie romano soltanto due secoli dopo.
Il processo inizia con la creazione di canne di vetro murrino, ognuna di colore diverso,in funzione del disegno interno che si vuole ottenere, per poi salvarle insieme e ricavarne una sola.
Queste canne sono ottenute tramite stiramento di un bolo di vetro.
La canna ottenuta, sezionata in molti dischetti, dà origine alle murrine che, singolarmente, riportano lo stesso disegno in forme concentriche.
Vengono poi suddivise a seconda del colore, della forma e della dimensione e quelle selezionate vengono disposte a mosaico su una pietra refrattaria al calore.
variando la composizione delle canne, possiamo ottenere murrine con all'interno disegni di ogni forma: rosette, stelle, piccoli ritratti.
La composizione così ottenuta verrà inserita nel forno e si determinerà l'unione delle murrine stesse.
Per completare la fase di questa lavorzione, verrà fatto aderire, alle murrine, uno strato di vetro fluido modellato a cilindro di pari dimensione. Successivamente, si avrà il riscaldamento della tavoletta che subirà il processo di soffiatura per la formazione del pezzo.
A Murano, viene utilizzata un'altra tecnica di lavorazione che coniste nell'inglobare nel bolo di vetro fuso le murrine.
- Lavorazione per incisione con pantografo
Gli oggetti in vetro vengoro completaemtne ricoperti di uno strato di cera fusa e poi lasciati essiccare.
Si utilizzano. poi, i patografi ad aghi che incidono l'oggetto ricreando il disegno precedentemente scelto.
La lavorazione si conclude con l'immersione in un bagno di acido per fissare il disegno che appare in trasparenza sul vetro dell'oggetto risciacquato con acqua bollente per eliminare gli eccessi di cera.